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Sembra che quest'inverno non voglia proprio saperne di decollare, e dopo due settimane di tempo primaverile, il manto nevoso si è ridotto ai minimi termini. Ma la cosa non ci scoraggia e così decidiamo di lasciare gli sci e di affrontare la salita della spalla Nord di Monte Pollino a piedi, confidando nel fatto che l'esposizione a nord abbia preservato almeno parte del manto nevoso accumulato nelle settimane precedenti. Partiamo da Colle dell'Impiso (mt.1573) completamente sgombro dalla neve finché non raggiungiamo i piani di Vacquarro ancora leggermente innevati. Qui sentiamo dei rumori e dal bosco sbuca un cinghiale, che si ferma ci guarda e poi prosegue attraversando la strada forestale che stavamo percorrendo. Dietro di lui altri quattro cinghiali della stessa taglia attraversano la strada lasciandosi fotografare. Man mano che saliamo lungo la strada forestale lo spessore di neve aumenta e la progressione diventa sempre più faticosa. Sbucati su Piano Toscano (mt.1774) siamo già abbastanza affaticati ma proseguiamo anche se con poca convinzione attaccando la spalla N. I nostri passi sprofondano fino al ginocchio e oltre, mentre il sole picchia forte rendendo la progressione molto lenta ed estenuante. Superati i tratti boscosi la neve si fa più compatta e la spalla ci ripara dai raggi del sole anche se la pendenza aumenta inesorabilmente. Gli ultimi 200 metri di dislivello prima della vetta, richiedono l'uso dei ramponi e della picozza in quanto molti tratti sono ghiacciati ed insidiosi. Finalmente in vetta (mt.2248) ci rifocilliamo e cominciamo la discesa lungo la cresta SO completamente sgombra dalla neve, per poi affrontare l'ultimo tratto innevato sulla spalla O percorrendo il sentiero che ci porta a Colle Gaudolino (mt.1684). Dal colle ritorniamo all'auto, dopo l'immancabile sosta alla Sorgente Spezzavummola. La neve quest'anno si fa desiderare anche se il Pollino riesce a difendersi abbastanza bene perfino rispetto ad altre località più a nord Italia, permettendoci di fare la nostra prima vera uscita scialpinistica della stagione il giorno della Befana. Lago Duglia (mt.1380) è la nostra località di partenza e i pini loricati di Serretta della Porticella (mt.1999) la nostra meta. La neve è asciutta e compatta e ci consente di salire con una buona progressione mentre il sole si fa sempre più caldo e comincia a sciogliere la neve depositatasi nei giorni precedenti sui rami dei faggi e degli abeti bianchi. Man mano che si sale l'atmosfera diventa fiabesca con lo spessore della neve che diventa sempre più consistente e gli alberi che diventano sempre più bianchi. Giunti alla Grande Porta (mt.1962) il panorama è mozzafiato, intorno a noi cime innevate e pini loricati imbiancati dalla galaverna. I primi pini loricati della Serretta ci fanno da appoggio per una sosta ristoratrice prima di riprendere a salire per l'ultimo breve tratto che ci separa dalla cima. Raggiunta la vetta togliamo le pelli di foca e ci lanciamo per una entusiasmante discesa lungo il percorso di salita fino a raggiungere nuovamente il punto di partenza. Purtroppo le previsioni non sono confortanti e sembra che quest'anno l'inverno non voglia proprio decollare, ma noi siamo ottimisti e siamo sicuri che il freddo e la neve torneranno a imbiancare le nostre montagne. E' una tipica giornata autunnale, solo un po' più calda del normale, e la neve che aveva ricoperto due settimane prima il Pollino è scomparsa. L'Orsomarso è la nostra meta, ed in particolare La Mula (mt.1935) una delle sue vette più alte. Partiamo da località Casiglia (mt.945) che raggiungiamo percorrendo una strada molto malridotta. Da Casiglia imbocchiamo una mulattiera che comincia a risalire in un bel bosco di ontani fino ad immettersi in un ripido vallone tra Serra Scodellaro e La Muletta. Qui la mulattiera sale con tornanti e rampe in un bosco di faggi fino a sbucare nell'ampia conca de Il Campo (mt.1561). Attraversiamo Il Campo e percorriamo una stradina che con un lungo e panoramico traverso sulla spalla S de La Mula ci porta sulla cresta SO e prosegue su quest'ultima fino all'ampia vetta. Le nuvole ci circondano ma non ci preoccupano più di tanto e quindi ci rifocilliamo con calma vista la rapidità con cui abbiamo raggiunto la vetta nonostante quasi 1000 metri di dislivello e circa 8km di cammino. Torniamo per la stessa strada attraversando nuovamente quei boschi che con la luce pomeridiana acquistano colorazioni calde, tipiche dell'autunno, mentre i nostri passi sprofondano in quello sconfinato letto di foglie che continuano a cadere ad ogni folata di vento. Una settimana di freddo improvviso ci permette di vedere la prima neve della stagione. Troviamo infatti il Pollino ricoperto da una sottile coltre bianca che ci riempie di gioia e ci fa ben sperare per la stagione invernale, anche se le previsioni al momento non promettono nulla di buono! Decidiamo di conquistare ancora una volta la vetta di Monte Pollino (mt.2248) che ci regala sempre grandi emozioni. Partiamo da Colle dell'Impiso (mt.1573) e raggiungiamo Colle Gaudolino (mt.1671) dopo l'immancabile sosta alla sorgente Spezzavummola che si è trasformata in una scultura di ghiaccio ma che ci delizia comunque della sua freddissima acqua. Sul piano scopriamo che hanno abbattuto il vecchio rifugio del pastore per far posto ad una nuova costruzione in legno voluta dal comune di Mormanno quasi completata e della quale ignoriamo la funzione! Speriamo non sia associata ad altre opere di cui abbiamo sentito parlare, in grado di rovinare l'equilibrio che la natura con grande difficoltà sta cercando di ricreare. Percorriamo il sentiero sulla spalla O di monte Pollino per poi risalire la cresta SO fino alla vetta dopo aver aggirato il nevaio. Dopo una sosta ristoratrice ripartiamo, percorrendo la cresta E fino a Sella Dolcedorme (mt.1970). Di qui imbocchiamo il sentiero che ci permette di attraversare il bosco e di raggiungere il Varco del Pollinello (mt.1710) dal quale parte un lungo sentiero che in salita raggiunge la piccola ma panoramica vetta del Pollinello (mt.1820) per poi scendere e rimanere pianeggiante per un lungo tratto fino a sbucare nuovamente su Colle Gaudolino. Torniamo quindi al Colle dell'Impiso che raggiungiamo quando il sole è appena tramontato. Probabilmente dovremo aspettare ancora un po' per vedere il Pollino sommerso dalla neve, ma questo primo assaggio non può che averci fatto piacere. Spinti dalla voglia di conoscere meglio i monti dell'Orsomarso siamo tornati, dopo due settimane, a percorrere i suoi sentieri. Questa volta abbiamo raggiunto la cima più alta del gruppo ovvero il Cozzo del Pellegrino (mt.1987), una montagna asimmetrica fatta di spaventosi strapiombi a NO e di pendii più dolci sugli altri versanti. Il rifugio Piano di Lanzo (mt.1351) è il nostro punto di partenza, dal quale raggiungiamo subito il Piano di Lanzo vero e proprio. Di qui percorsa una stradina forestale in direzione ENE raggiungiamo una bella radura dalla quale impegnato un sentiero saliamo ad una sella detta La Cresta (mt.1619). A questo punto il sentiero ci conduce in un bosco abbastanza aperto prima su una spalla e poi in un canalone per sbucare sulla cresta SO del Monte La Calvia (mt.1910) dove il bosco diventa molto fitto e intricato in quanto composto da faggi bassi e prostrati dal vento. Cercando di non perdere il sentiero usciamo allo scoperto sulla spalla S che percorriamo in ripida salita arrivando in vetta a La Calvia. Di qui scorgiamo la nostra meta e quindi ci rituffiamo nel bosco. Anche qui il bosco è come il precedente ossia molto intricato ma un sentiero appena sotto la linea di cresta ci permette di attraversarlo agevolmente scendendo fino all'insellatura che separa La Calvia dal Cozzo del Pellegrino (mt.1878) per poi risalire la cresta del Cozzo. A quota 1910 il sentiero ci porta fuori dal bosco per proseguire sulla cresta affilata. A sinistra abbiamo degli strapiombi da togliere il fiato e a destra un bosco impenetrabile. Purtroppo a causa di una nuvola che ci invade in questo tratto non abbiamo potuto scattare una foto che rendesse l'idea. La cresta è comunque facile a parte qualche tratto un po' esposto e ci permette di raggiungere agevolmente la vetta dalla quale si gode di un panorama stupendo. A questo punto ignorando i segni bianco-rossi sulla cresta Est scendiamo nelle doline sotto la cresta per poi riguadagnare il sentiero più avanti dopo qualche saliscendi e l'attraversamento di qualche fascia di bosco. Ad un certo punto il sentiero si trasforma in strada forestale che dopo 5 Km di cammino ci riporta sulla strada asfaltata del rifugio. Un ultimo sforzo e copriamo gli ultimi 1.5 Km in salita che ci separano dall'auto.Questa volta abbiamo deciso di compiere un'escursione tra i monti dell'Orsomarso. Partiti dalla località San Marco (mt.931) percorriamo un vecchio sentiero che sale sul lato destro di un canalone. Man mano che procediamo, la salita diventa sempre più ripida e le due pareti del fosso diventano sempre più vicine e verticali fino a culminare con il Portone, passo tra il Caramolo e La Picarella. In questo punto il passaggio si riduce a qualche metro e le pareti sono praticamente verticali. Superato il portone in forte salita proseguiamo, tra faggi maestosi, sempre lungo il fosso che ci porta fino ad una selletta a quota mt.1658 dalla quale con un ultimo sforzo e superato qualche divertente passaggio su roccette, raggiungiamo la vetta di Monte Caramolo (mt.1827). La vista dalla vetta è davvero grandiosa e spazia dall'imponente bastionata del Pollino a Nord fino al Golfo di Sibari ad Est, anche se disturbata dalla forte umidità. Cominciamo la discesa al Piano di Caramolo percorrendo un comodo sentiero per poi immetterci su una sterrata che prosegue in direzione de La Picarella. Ad un certo punto abbandoniamo la sterrata e cominciamo a scendere nel bosco senza percorso obbligato fino a raggiungere il fosso dell'andata. Da qui attraversiamo nuovamente il Portone e ritorniamo al punto di partenza. Un itinerario molto bello che si sviluppa in media a cinquecento metri a picco sul torrente Raganello. L'escursione ripercorre antichi sentieri che ormai non vengono più battuti neanche dai pochi pastori rimasti nella zona e che per questo vanno via via scomparendo, mangiati dalla vegetazione. Ed è stata proprio questa la maggiore difficoltà incontrata durante l'escursione. Partiti dalla piazza di Civita (mt.427) percorriamo la strada che porta all'Ostello della Gioventù. Di qui cominciamo a salire lungo un bel sentiero, segnato con tracce di vernice blu, un po' esposto ma senza difficoltà, che ci porta fino ad un colle a quota 750m. Presa una stradina interpoderale raggiungiamo Colle la Ciuca (mt.829) e proseguendo per stradine e mulattiere raggiungiamo delle masserie. A questo punto la situazione si complica in quanto non riusciamo a trovare l'imbocco del sentiero che scende al Piano d'Ilice e ne imbocchiamo un altro che entra nel bosco di lecci ma che dopo neanche duecento metri si interrompe. Decidiamo quindi di scendere lungo il pendio boscoso, molto ripido, senza percorso obbligato fino ad incrociare il sentiero cercato. Anche questo però, dopo qualche centinaio di metri forse anche a causa di una nostra disattenzione lo perdiamo. Lo ritroviamo più a valle dopo aver percorso centocinquanta metri di dislivello lungo un impluvio. Percorso l'ultimo tratto di sentiero raggiungiamo finalmente il ponte d'Ilice (mt.427), o meglio quel che ne resta. Il ponte infatti è diroccato ma una struttura metallica ci permette di attraversare la profonda forra d'Ilice e di cominciare a salire lungo la ripida cresta che dopo un po' di cammino ci porta ad un terrazzo di roccia sul Canyon. Entriamo quindi nel bosco di Santa Venere, un bosco di cerri e ginepri d'alto fusto che a tratti invadono il sentiero ostacolando il nostro cammino. Dopo una sosta obbligata al belvedere di Santa Venere (mt.774) rientriamo nel bosco, dove la situazione diventa ancora più difficile con il bosco che diventa molto fitto, il sentiero sempre meno evidente e i ginepri che non ci danno tregua finché non sbuchiamo su una stradina d'esbosco. Di qui guadagniamo la cima di Timpa del Demanio (mt.855) che ci offre un panorama mozzafiato. Scendiamo percorrendo la cresta Sud e arriviamo la masseria del sig. Vavolizza con il quale intratteniamo una piacevole conversazione e che ci indica una sorgente lì vicino. Deviamo quindi dal percorso programmato per raggiungere la sorgente in quanto l'eccezionale caldo della giornata ha prosciugato le nostre riserve idriche. Individuiamo a questo punto il sentiero che scende fino al Fosso Casalecchio e alla sorgente omonima e che prosegue fino al Ponte del Diavolo (mt.261) ricostruito da poco. Attraversato il ponte, percorriamo la strada selciata che porta nuovamente al paese, dove ci aspetta un'ottima pizza con funghi porcini.Siamo ormai al 23 di Aprile e non nevica da un po', inoltre le temperature sono alte e quindi siamo partiti con la convinzione che la neve si fosse ridotta a qualche lingua qua e là. Il versante meridionale infatti appare dall'autostrada completamente sgombro dalla neve e quindi l'unica consolazione è che almeno non avremmo dovuto affrontare imprese titaniche per raggiungere con la macchina il punto di partenza! Salendo da Campotenese con l'auto ci imbattiamo in un vivace scoiattolo che saltella tra un ramo e l'altro di un faggio ancora spoglio. Ancora un po' di strada e a 500 metri dal Rifugio De Gasperi ci troviamo di fronte ad una scena che mai ci saremmo aspettati: due escursionisti Andrea e Domenico con la macchina bloccata per la neve! Tirata fuori la loro macchina dall'impaccio grazie anche ad altri escursionisti sopraggiunti nel frattempo, decidiamo di lasciare li la loro auto e di proseguire insieme. Raggiunto il Colle dell'Impiso (non senza difficoltà) cominciamo l'escursione dirigendoci verso Colle Gaudolino percorrendo il sentiero alla base di Serra del Prete che si presenta ancora innevato ma che non ostacola più di tanto i nostri passi in quanto la neve è molto compatta. Giunti al Colle imbocchiamo il sentiero che sale lungo il versante occidentale di Monte Pollino fino a raggiungere la cresta SO. In questo tratto ancora in ombra la neve è ghiacciata e ci costringe a procedere con cautela in quanto il sentiero nella parte alta è abbastanza esposto. Raggiunta la dolina del Pollino la attraversiamo e raggiungiamo la cresta S dove ci dividiamo dal resto del gruppo che ha deciso di raggiungere Serra Dolcedorme, e cominciamo a salire in direzione della vetta di Monte Pollino. Il nevaio in vetta è ancora colmo di neve e il panorama sarebbe stato superbo se solo non ci fosse stata una leggera foschia a renderlo meno nitido. Ci rifocilliamo e cominciamo la discesa percorrendo la cresta SE fino alla Sella Dolcedorme dove ci ricongiungiamo con Andrea e Domenico. Il canale di Malevento è ancora abbondantemente innevato e rende la discesa rapida e divertente. Mentre percorriamo il Piano di Pollino ci raggiungono anche gli altri escursionisti di ritorno dalla vetta del Dolcedorme e insieme intraprendiamo la via del ritorno. Ci fermiamo per una piacevole sosta alla fontana di Rummo e poi giù fino al Colle dell'Impiso dove si conclude un'altra fantastica escursione arricchita dalla piacevole conoscenza di altri amanti della montagna.Si tratta della nostra prima vetta con attrezzatura da scialpinismo. Partiti infatti, con sci corti da scialpinismo e pelli di foca, dalla località Iazzicelli (mt.1420) nei pressi del rifugio Visitone abbiamo raggiunto il Colle dell'Impiso (mt.1573) per poi cominciare la salita lungo la cresta N di Serra del Prete. Usciti dal secondo tratto di bosco (mt.1960) decidiamo di caricare gli sci sugli zaini e di completare l'ultimo tratto scoperto di cresta con i ramponi, a causa della neve ghiacciata e del vento fortissimo. Raggiungiamo quindi la vetta dalla quale fotografiamo il panorama e prepariamo gli sci per la discesa. La discesa lungo la stessa cresta, è entusiasmante per le pendenze consistenti e per i brevi tratti di bosco non molto fitto che ci offrono divertenti slalom tra i faggi.Itinerario compiuto con l'ausilio di sci corti da scialpinismo e pelli di foca, con partenza da quota mt.1468 nei pressi di Colle dell'Impiso (mt.1573) alla volta di Serra delle Ciavole (mt.2130). Il primo tratto si svolge interamente nel bosco, lungo il sentiero alla base di Serra del Prete fino alla parte alta dei Piani di Vacquarro per poi attraversare il Valloncello di Viggianello e proseguire sulla strada forestale che porta a piano Toscano. Di qui risaliamo i pendii che portano all'alta Piana del Pollino e arriviamo alla spalla Ovest di Serra delle Ciavole. Vista l'ora decidiamo di salire senza sci il piccolo tratto molto ripido che ci separa dalla vetta fino a guadagnare i primi pini Loricati colmi di galaverna a quota mt.2050. Siamo a soli 170 metri dalla vetta ma dobbiamo desistere e ricominciare la discesa. Inutile dire che la discesa dei piani con gli sci è entusiasmante mentre nel bosco è più impegnativa ma non per questo meno divertente. Arrivati ai Piani di Vacquarro (mt.1453) rimontiamo le pelli di foca per la salita a colle dell'Impiso. Dal colle raggiungiamo il punto di partenza quando il sole stava già tramontando. Escursione con sci corti da scialpinismo e pelli di foca . Escursione con sci corti da scialpinismo e pelli di foca dalla località Lago Duglia (mt.1375) alla Grande Porta del Pollino (mt.1958). Il sentiero si presenta molto intricato per lo spessore della neve che in molti casi raggiunge i primi rami dei faggi e che per questo ci obbliga ad effettuare divertenti acrobazie tra i rami. La vista dalla Grande Porta del Pollino è mozzafiato e a tratti surreale con i pini loricati imbiancati di galaverna. A questo punto togliamo le pelli di foca e di qui incominciamo la divertentissima discesa puntando verso Casino Toscano (mt.1658) per evitare la fitta vegetazione dell'andata. In questo tratto infatti la vegetazione é meno fitta e discontinua e ci permette di avanzare agevolmente. Di qui raggiungiamo la strada forestale che aggira Fronte di Mola per poi lasciarla e risalire in direzione del Piano di Iumento (mt.1590). Dal piano ci lanciamo per l'ultima discesa lungo il Cugno Ruggieri fino al rifugio Segheria a pochi passi dal punto di partenza. Breve escursione con partenza dal cancello nei pressi del rifugio Visitone (mt.1430) alla sorgente Spezzavummola (mt.1664) lungo un caratteristico percorso che dopo aver attraversato Timpone di Murzo a quota 1527 scende tra Timpone di Murzo e Timpone di Mezzo fino a quota 1310 seguendo la mulattiera che aggira il Timpone di Mezzo fino alla Scaletta (breve tratto a mezza costa). Passata la scaletta si arriva ai piani di Vacquarro (mt.1444) per poi risalire il Valloncello di Viggianello fino ad arrivare alla sorgente Spezzavummola. Qui decidiamo di tornare indietro visto l'orario scendendo ai piani di Vacquarro lungo la stessa via per poi risalire a colle dell'Impiso (mt.1573). Di qui raggiungiamo il punto di partenza percorrendo la strada asfaltata completamente innevata. Escursione lungo la cosiddetta Via dell'Infinito che va da Colle della Scala (mt.1303) a Serra Dolcedorme (mt.2267) passando dalla Timpa del Principe (mt.1741), dalla vetta orientale (mt.1981) e da quella occidentale (mt.1987) di Monte Manfriana separate dall'afforcata (mt.1876). Si tratta del percorso di cresta per eccellenza del Parco Nazionale del Pollino. Il ritorno è stato effettuato scendendo lungo la cresta N del Dolcedorme fino al Piano di Acquafredda (mt.1800) per poi guadagnare l'antica mulattiera del Bosco della Fagosa che ci ha condotti fino alla fonte del Principe (mt.1312). Di qui siamo tornati a Colle della Scala percorrendo la strada forestale. Escursione da Piano Ruggio (mt.1535) a Serra del Prete (mt.2180) lungo l'antico sentiero dei Carbonai che sale sulla spalla Ovest della serra. La discesa è stata effettuata lungo la cresta Sud fino al Belvedere del Malvento (mt.1588) per poi tornare al Rifugio De Gasperi. Escursione da Colle dell'Impiso (mt.1573) a Serra Dolcedorme (mt.2267) passando per Colle Gaudolino (mt.1684), Bosco Pollinello con visita alla piccola vetta del Pollinello (mt.1820) e sella Dolcedorme (mt.1970). La discesa è stata invece effettuata scendendo al passo delle Ciavole (mt.1875) lungo la cresta N del Dolcedorme per poi traversare i piani di Pollino e tornare prima lungo la strada forestale che passa dai piani di Vacquarro e poi lungo il sentiero alla base di Serra del Prete già percorso all'andata. Escursione di 2 giorni con partenza da Fosso Iannace (mt.1387) e salita lungo il fosso fino a piano Iannace e di qui fino alla vetta di Serra di Crispo (mt.2053) dove bivacchiamo. Il secondo giorno scendiamo alla Grande Porta del Pollino (mt.1962) e raggiungiamo la vetta di Serra delle Ciavole (mt.2127) dalla spalla O. Scendiamo dalla vetta lungo la cresta N e ritorniamo a piano Iannace da cui raggiungiamo il Santuario della Madonna di Pollino (mt.1537) per poi scendere nuovamente al Fosso Iannace. Escursione da località Sant'Anna (mt.1333) alla vetta della Timpa di San Lorenzo (mt.1652) lungo la spalla Ovest. Ritornando per la stessa via, abbiamo fatto visita alla cappella di Sant'Anna del 1605. Partiti da Colle dell'Impiso (mt.1573) raggiungiamo Colle Gaudolino (mt.1684) e saliamo alla dolina del Pollino. Di qui andiamo a far visita al grande Patriarca (mt.1909), un bellissimo esemplare di Pino Loricato di circa 1000 anni. Risaliamo quindi la cresta SO fino a raggiungere la vetta di Monte Pollino (mt.2248). Scendiamo per la cresta SE alla Sella Dolcedorme (mt.1970) e di qui raggiungiamo il Piano del Pollino lungo il canale di Malevento. Attraversati i Piani di Pollino torniamo al punto di partenza praticando prima la strada forestale fino al primo piano di Vacquarro e poi il sentiero alla base di Serra del Prete già percorso all'andata. Escursione da Colle dell'Impiso (mt.1573) alla Piana del Pollino (circa mt.1900) passando dai Piani di Vacquarro. Escursione praticata con l'ausilio di sci corti da scialpinismo e pelli di foca. Escursione da Colle dell'Impiso (mt.1573) alla vetta di Serra del Prete (mt.2180) lungo la cresta N. Si tratta della prima escursione su neve della stagione invernale 2004-05. La presenza di neve ghiacciata nell'ultimo tratto scoperto fino alla vetta ha reso necessario l'utilizzo dei ramponi.Giorgio Braschi nel suo libro chiama quest'escursione "L'anello di Celsa Bianca". Si tratta di un'escursione faticosa (sono circa 1400m di dislivello in 11km di cammino) e a tratti esposta, riservata dunque ad escursionisti esperti ed allenati. Partiti di buon'ora per evitare il caldo e il previsto temporale pomeridiano ci dirigiamo verso il nostro punto di partenza a 900m di quota percorrendo una stradina molto dissestata (necessario un mezzo fuoristrada) che dalla circonvallazione di Castrovillari, attraversata l'autostrada, porta all'ingresso di Valle Piana una valle che a dispetto del nome è tutt'altro che piana se non nel tratto iniziale. Inizialmente percorriamo un sentiero sommariamente segnalato che dopo circa 1km arriva ad un bivio. La diramazione di sinistra porta al Varco del Pollinello mentre noi prendiamo quella di destra che ci porta al passo di Valle Cupa (mt.1317). Siamo sul cosiddetto Crestone dei Loricati ovvero la cresta Sud del Dolcedorme. Si tratta di una cresta molto ripida che ci offre continui passaggi su roccia a tratti esposti ma comunque facili e divertenti. La nostra progressione è rapida e ci sorprendiamo della velocità con cui guadagniamo quota, dovuta forse all'aria fresca e frizzante delle prime ore del mattino. Raggiungiamo quindi un tratto erboso dal quale ci soffermiamo ad ammirare l'imponenza dell'anfiteatro formato dalle pareti di vetta di Serra Dolcedorme. Continuiamo dapprima sulla cresta per poi spostarci in diagonale sul ripido prato costellato da bellissimi pini loricati fino a raggiungere un ghiaione. A questo punto la progressione si fa lenta e faticosa vista la pendenza e il sole che non danno tregua. Imbocchiamo quindi un ripido canalone che diventa sempre più stretto fino a culminare in uno strettissimo e ripidissimo passaggio tra due pareti quasi verticali facendo molta attenzione a non far cadere pietre. Un ultimo tratto e siamo in vetta (mt.2267). Sono circa le 11.00 e delle nuvole minacciose ci suggeriscono di abbandonare la vetta e di intraprendere prima del previsto la via del ritorno. Scendiamo quindi al Passo di Valle Piana (mt.2135) per poi risalire la timpa omonima (mt.2163). Da questa iniziamo a scendere lungo la cresta delle Murge di Celsa Bianca, dapprima quasi pianeggiante per poi diventare sempre più ripida e faticosa ma al tempo stesso molto panoramica. A pochi metri dal Varco del Pollinello (mt.1710) incrociamo l'antico e comodo sentiero sommariamente segnalato ma abbastanza evidente che ci conduce nuovamente a Valle Piana facendo però attenzione solo in un punto dove un fiume di alberi abbattuti da una frana o una valanga ha completamente cancellato un tratto di sentiero. Arrivati al bivio dell'andata raggiungiamo nuovamente il punto di partenza dove constatiamo che le vette sono invase dalle nuvole e che probabilmente sta piovendo. E' stata questa, un'escursione sicuramente impegnativa ma assai gratificante sia per la bellezza degli scenari proposti, sia per il livello tecnico necessario per affrontare alcuni passaggi. Queste sono alcune foto scattate durante il nostro soggiorno estivo nel Parco Nazionale dello Stelvio. La nostra prima escursione alpina si svolge a Ferragosto nello straordinario Parco Nazionale dello Stelvio. Partiti dall'albergo-rifugio Ghiacciaio dei Forni (mt.2176) ci prefiggiamo come meta il Passo Orientale di Zebrù (mt.3000). L'aria è frizzante (-2°C) e il Ghiacciaio dei Forni che si erge di fronte al rifugio sembra invitarci a partire. Saliamo con un buon passo lungo un sentiero abbastanza ripido ma molto panoramico che superate le Baite dei Forni e una bella sorgente, conduce ai ruderi della Caserma (mt.2539). La vista che si gode è veramente superba, con a destra la porzione centrale del Ghiacciaio dei Forni, alle spalle Pizzo Tresero (mt.3594) con più lontano Monte Sobretta (mt.3296). Di fronte a noi invece svetta l'inconfondibile sagoma del Gran Zebrù (mt.3859). Ora attraversiamo l'altopiano superando due ruscelletti mediante dei caratteristici ponticelli fatti con delle pietre e superato un grande masso erratico riprendiamo a salire. Ad un certo punto troviamo le prime tracce di neve, raggiungiamo un altro tratto pianeggiante attraversato da ruscelli e poi scendiamo leggermente fino a raggiungere il rifugio Pizzini-Frattola (mt.2700). Dal rifugio cominciamo a salire verso NO lungo un sentiero che dopo un primo tratto ampio e poco ripido, diventa stretto e molto ripido. I nostri passi affondano nella neve che a quanto sembra è caduta durante la notte e l'euforia ci permette di salire con un buon passo nonostante la faticosità del percorso. Arrivati al Passo decidiamo di risalire la ripida crestina a SO tra sfasciumi ghiaccio e neve fino a raggiungere quota 3065. La vista è spettacolare con la Val Zebrù da un lato, il monte Cevedale (mt.3769) dall'altro con il suo ghiacciaio e l'imponente sagoma del Gran Zebrù di fronte a noi. A questo punto scendiamo nuovamente al Pizzini e dopo una sosta, imbocchiamo un sentiero che scende lungo il versante sinistro orografico della Val Cedèc per poi proseguire senza attraversare il torrente Cedèc lungo un tratto a mezza costa che raggiunge il filo di una morena sulla soglia della Valle dei Forni. Superati dei tratti un po' esposti alcuni attrezzati con appigli in ferro, raggiungiamo il rifugio Cesare Branca (mt.2487). Dal rifugio dopo una sosta, scendiamo lungo la sterrata che ci riconduce al punto di partenza. Una esperienza davvero straordinaria che ci ha permesso di cominciare a conoscere un ambiente, quello alpino, molto diverso da quello appenninico che siamo soliti frequentare. Quest'anno l'alta pressione, anche se ci sta facendo disperare per la scarsità di precipitazioni nevose, ci sta comunque regalando delle giornate belle e soleggiate che raramente si vedono in questo periodo e che ci hanno permesso di praticare escursioni più lunghe ed appaganti. E' il caso di questa nostra escursione, da Colle dell'Impiso (mt.1573) alla vetta più alta di Serra delle Ciavole (mt.2130) lunga circa 14Km tra salita e discesa, sotto un cielo azzurro senza neanche una nuvoletta. Il manto nevoso è abbastanza spesso e la consistenza della neve ottima, asciutta su uno strato portante, vista anche la bassa temperatura. Ancora nessuno ha intaccato quel tappeto bianco, e tocca quindi a noi battere il percorso. Percorriamo il sentiero alla base di Serra del Prete, e una volta sui Piani di Vacquarro, un paio di divertenti guadi ci permettono di ricollegarci alla strada forestale che conduce a Piano Toscano. Sui Piani di Pollino lo spessore della neve non è particolarmente consistente e affiorano anche pericolosi massi. Ma ormai siamo ipnotizzati dalla nostra meta che, passo dopo passo si avvicina. Superiamo sci ai piedi anche qualche insidioso tratto ghiacciato, fino a raggiungere la base della spalla Ovest. La spalla inizialmente abbastanza ripida presenta tratti ghiacciati intervallati a tratti cedevoli che comunque superiamo zigzagando e prestando molta cautela. Tra pini loricati e sotto un sole magnifico raggiungiamo la vetta che ci offre una vista mozzafiato merito anche della limpidezza dell'aria. Inutile dire che la discesa in quegli scenari incontaminati è qualcosa di veramente fantastico, un misto di adrenalina e di gioia, senza dimenticare la razionalità e la tecnica in modo da ridurre al minimo i rischi che inevitabilmente questa disciplina comporta. Scendiamo quindi cercando di evitare per quanto possibile i massi affioranti nascosti da un sottile strato di neve e raggiungiamo nuovamente il bosco. Qui siamo costretti a fare una sosta per rimuovere il ghiaccio che si è formato sulle lamine, per poi affrontare l'ultimo tratto di discesa lungo la strada forestale. Ai Piani di Vacquarro riattacchiamo le pelli di foca per affrontare l'ultimo tratto del percorso in leggera salita. Qui incontriamo un altro gruppetto che però ha raggiunto Colle Gaudolino con ciaspole e sci. Un ultimo sforzo e siamo alla macchina contenti per la buona riuscita dell'escursione e fiduciosi per il prosieguo della stagione.