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Natale alla Meta

Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, 25/12/2016

È il giorno di Natale e noi due, come lupi solitari, percorriamo la gelida e grandiosa Conca dei Biscurri, che in questa stagione stenta a vedere il sole, avendo la netta sensazione di essere osservati! Quando siamo in montagna, questa sensazione è tutt’altro che sgradevole, anzi, si tramuta nella speranza di incontrare altri esseri viventi, che non siano di specie umana! Ed infatti non è solo una sensazione, ma una fantastica realtà. Un gruppo di cervi, dall’alto della cresta del Monte Miele ci osserva, e noi, se mai ci fosse stato il bisogno di ribadirlo, siamo proprio lì, dove avremmo voluto essere!

Osservare questi fieri animali selvatici, nel loro habitat naturale ci riempie il cuore di gioia e ci dona l’euforia che si era un po’ attenuata, osservando l’ambiente circostante. Il sentiero infatti, è sì un lungo serpente di ghiaccio, ma i canaloni settentrionali del Monte Meta sono imbiancati da uno strato di neve, assolutamente scarso per la stagione. È questo il risultato, di un interminabile periodo di alta pressione, che ha portato solo freddo sterile, senza però le vitali nevicate che avrebbero dovuto caratterizzare questo periodo dell’anno. Purtroppo l’uomo, con la sua superbia, la sua arroganza e la sua avidità è riuscito a rompere millenari equilibri naturali, senza rendersi conto delle nefaste conseguenze che ciò potrà causare. Proseguendo quindi, lungo il sentiero che attraversa la Conca dei Biscurri, tra Monte Meta e Monte Tartaro, con un occhio per terra, cercando di non scivolare, ed un occhio in alto per osservare questo autentico spettacolo della natura raggiungiamo il passo tra La Meta e il Monte Miele, che rappresenta anche il confine tra Abruzzo e Molise.

Superato il valico, entriamo nella Valle Pagana, versante molisano del parco, e percorrendo un estetico sentiero a mezza costa sul contrafforte orientale della Meta, raggiungiamo il passo dei Monaci, storico valico tra Molise e Lazio. Qui la situazione è ancor più surreale, con il versante meridionale della Meta completamente sgombro dalla neve, tanto da sembrare autunno piuttosto che inverno! Il panorama che si palesa, però, ai nostri occhi, mette in secondo piano l’assenza di neve, lasciandoci ben sperare che l’inverno, quest’anno, sia solo in ritardo e non latitante come già accaduto lo scorso anno. Ricondotto lo sguardo, dall’infinito, ad una distanza terrena, cominciamo a scrutare i prati di Monte Meta alla ricerca dei Camosci, quand’ecco che ne avvistiamo tre, che ancora distanti, appaiono come tre puntini, vicino al sentiero che dovremo percorrere. Risaliamo dunque il sentiero facendo in modo da non spaventarli, e ci riusciamo alla grande, avvicinandoci a sufficienza, da riuscire a fotografarli a pieno fotogramma ed ammirarli ad occhio nudo.

Ci hanno visti, ma non si sentono minacciati, e così, mantenendosi a debita distanza, continuano tranquilli a brucare l’erba. Quest’altro avvistamento, ci rende ancor più entusiasti, amplificando a dismisura la soddisfazione per aver raggiunto la nostra prima cima del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Frequentiamo da anni le montagne d’Abruzzo, ma finora abbiamo concentrato le nostre attenzioni sulla Majella e sul Gran Sasso, pensando che le montagne del P.N.A.L.M. fossero troppo “turistiche” per i nostri gusti. Siamo felici di esserci sbagliati! Aspre cime, circondate da cupi e precipitanti valloni, sconfinate doline e faggete secolari dipingono l’ambiente che ci siamo trovati ad ammirare, l’ambiente dell’orso, del lupo e di questi magnifici ungulati.

Dopo aver contemplato il panorama dalla cima, raggiungiamo nuovamente il Passo dei Monaci, dal quale si dipana un altro sentiero che scende nel fondo della Valle Pagana e che conduce al piano delle Forme. Qui, sulla spalla del Monte Miele, osserviamo un numeroso gruppo di cervi, al quale, sicuramente, appartenevano anche gli individui, che all’andata, risalendo la conca dei Biscurri, facevano capolino dalla cresta. Un altro gruppetto, composto anche un grosso maschio dal grande palco, lo sorprendiamo, mentre emerge dal bosco che ci accingiamo ad imboccare. Li fotografiamo, ma sono molto più diffidenti dei camosci e si tengono a distanze maggiori.

A malincuore abbandoniamo quest’angolo di paradiso e questi meravigliosi animali per proseguire nella faggeta. Di tanto in tanto, ascoltiamo il calpestio delle foglie secche e il fragore di rami secchi che si spezzano, che indicano la presenza di altri animali, ma questa volta non riusciamo ad individuarli. Poco prima di uscire dalla valle, come una ciliegina sulla torta, riusciamo ad avvistare anche un raro, picchio dalmatino, sottospecie lilfordii, ma ormai la luce è poca e fotografarlo è un’impresa titanica.

Dalle Forme ci ricolleghiamo a Campitelli dove abbiamo lasciato l’auto e rientriamo al B&B Villa Tina di Alfedena che ci ha ospitati in questo breve soggiorno abruzzese. Dopo aver trascorso quello che, per molti, ma non per noi, può essere definito un atipico giorno di Natale, rientriamo, almeno in parte, negli “schemi”, concedendoci una squisita cena a base di ricette e prodotti tipici della tradizione abruzzese. Non possiamo che ritenerci fortunati, per aver potuto vivere una giornata così appagante, in un ambiente così suggestivo, ed insolitamente così esclusivo!

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