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Il Vallone Fornelli che si tuffa nella Valle dell'Argentino
Il Vallone Fornelli che si tuffa nella Valle dell'Argentino

La magia dell’autunno

Parco Nazionale del Pollino, 20/11/2016

Quando avremo capito che la montagna, come qualsiasi altro ambiente naturale selvaggio, non è solo un luogo dove praticare uno sport, dove raggiungere i propri limiti fisici, dove sfidare la sorte, dove dimostrare le proprie capacità e il proprio coraggio, forse ne avremo capito la vera essenza e l’importanza che può ricoprire nelle nostre vite! Forse allora avremo capito quanto sia importante tutelare questi ambienti e le creature che vi abitano! E’ un pensiero che tante volte abbiamo esternato ma che sentiamo il bisogno di ribadire, ogni volta che, andando in montagna, notiamo comportamenti troppo contrastanti con tali principi. E’ ovvio che il gesto atletico, sia necessario per raggiungere i luoghi più selvaggi ed affascinanti, ma per la maggior parte degli escursionisti, lo scopo non è quello di mettere la natura alla base della propria esistenza, quanto quello di issare il proprio ego all’apice dell’universo!
E’ per questa ragione, che escursioni come quella di cui ci accingiamo a raccontare, snobbate da certi pseudo amanti della montagna, sono in grado di regalarci emozioni ed esperienze incredibili! Stiamo parlando di un’escursione ad anello, che tocca la modesta cima di Monte Palanuda partendo dai Piani di Novacco. Siamo ancora in autunno, la stagione dai colori caldi, che qui, tra i monti di Orsomarso, è ancor più vivace a causa dell’enorme biodiversità dei suoi boschi.
Partiamo dal Piano di Novacco, imboccando un sentiero che si inoltra nel bosco in direzione Nord Ovest. Non conosciamo la ragione, ma tra queste montagne, aleggia un’atmosfera misteriosa e selvaggia che tanto ci affascina. Il silenzio è assordante mentre percorriamo l’austera faggeta, popolata da esemplari davvero maestosi. Mentre percorriamo il sentiero, rinveniamo la carcassa ormai completamente sbranata di un animale. Non abbiamo le nozioni per capire di che animale si tratti, ma pensiamo possa essere, o un puledro o un capriolo, considerata la lunghezza del collo rispetto al resto della carcassa.

Dopo un tratto particolarmente ripido, raggiungiamo una crestina boscosa che percorreremo in direzione Ovest, con un lungo susseguirsi di piccoli saliscendi. Rinveniamo anche una fatta di capriolo, che però non riusciremo ad avvistare durante l’escursione. Qui il sottobosco offre scorci di rara bellezza, così come i panorami che si scorgono dalle piccole radure.

In vetta poi, il panorama è davvero grandioso, dalla valle dell’Argentino al Tirreno. Peccato per le cime più alte del Pollino e dell’Orsomarso, nascoste tra le nubi che nel frattempo si vanno accumulando, nuvole che, in compenso, creano bellissimi giochi di luce sui colorati boschi sottostanti.

Dalla vetta, puntiamo in direzione Sud Est, scendendo in un bellissimo bosco di faggi verso la Pietra Campanara. Man mano che scendiamo di quota, la biodiversità di questi boschi aumenta rapidamente. Non siamo esperti di botanica ma riconosciamo cerri, aceri, ontani, carpini, lecci, abeti e agrifogli. Questi alberi generano cromie variegate, che sono un vero piacere per i nostri occhi. Non meno affascinanti sono i piccoli abitanti di questi alberi, tra cui le immancabili cince e i bellissimi codibugnoli, decisamente restii a lasciarsi fotografare. Ci sorprende anche un gufo, che appollaiato su un tronco cavo, spicca il volo al nostro passaggio.

Ci tratteniamo così tanto in questo splendido bosco ipnotico, da perdere di vista l’orario e il meteo, che nel frattempo stava peggiorando. Oltrepassiamo la Pietra Campanara e ci dirigiamo verso la Fiumarella di Rossale.

Ad un certo punto comincia a piovere, ma fortunatamente non dura molto, lasciandoci godere dell’ultima parte di questa entusiasmante escursione.

Difficilmente le foto riusciranno ad esprimere tutta la bellezza di questi luoghi e le emozioni che ci hanno regalato, ma speriamo che il racconto con un po’ di immaginazione faccia il resto!