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Al di là del Portone
Al di là del Portone

La porta del tempio

Parco Nazionale del Pollino, 13/12/2015

La neve che aveva imbiancato le cime del Pollino, si sta lentamente riducendo a causa di un’alta pressione che non vuol saperne di abbandonare la nostra penisola. Per evitare di assistere a questa lenta agonia, decidiamo di tuffarci nuovamente nell’autunno, restando più a bassa quota, con un’escursione che non facevamo da un po’ di anni. Si tratta della salita alla vetta di Monte Caramolo, dalla località San Marco, nel comune di Saracena. Il Monte Caramolo, alto 1827 metri, fa parte dei monti di Orsomarso, porzione sud-orientale del Parco Nazionale del Pollino, ed è facilmente raggiungibile dal Piano di Novacco mediante il sentiero 631. Noi preferiamo invece raggiungerlo, mediante un percorso, ormai praticamente scomparso, che percorre un lungo vallone che da San Marco guadagna la cresta sud del Caramolo. Il canalone risale il versante est della montagna, ed è caratterizzato da una strettoia, il Portone, definita dalle ripide pareti della Picarella e le Cateratte. Nonostante siano ben visibili le modificazioni operate dalla mano dell’uomo, sembra che in questi luoghi, ora poco frequentati, la natura abbia ripreso il sopravvento, rendendoli nuovamente selvaggi e per questo decisamente affascinanti. Il punto di partenza, in località San Marco a quota 931 metri, è raggiungibile da Saracena, percorrendo una sterrata malmessa, ma per fortuna ancora praticabile con la nostra auto. Partiamo subito in un bellissimo bosco misto di cerri, aceri e carpini, percorrendo un vecchio sentiero. Man mano che saliamo il sentiero è sempre più invaso da rami secchi e uno spesso letto di foglie, che lo rendono quasi invisibile. A questa quota, alcuni alberi non hanno ancora perso tutte le foglie, facendoci ripiombare nuovamente in autunno. Mentre saliamo, rinveniamo anche un cinghiale morto, e parzialmente sbranato, che ci fa pensare di aver interrotto il banchetto di qualche predatore.

Raggiungiamo il Portone, che attraversiamo con religiosa compostezza, quasi stessimo entrando in un tempio. All’improvviso il bosco cambia aspetto. Ci troviamo di fronte ad una vetusta faggeta, austera, caratterizzata da faggi imponenti, e di straordinaria bellezza. E’ questo il nostro tempio, è qui che raggiungiamo la pace dei sensi. Risaliamo il vallone costellato da grossi massi ricoperti di muschio e affondando i piedi in una spessa coltre di foglie, che nasconde l’insidia di radici e rami secchi. Al termine del canalone deviamo sulla sinistra, per raggiungere la radura in corrispondenza di una selletta sul crinale meridionale di Monte Caramolo.

Mentre risaliamo la cresta, ci accorgiamo che l’Etna, fumante, fa capolino dalle nuvole che ricoprono la Sicilia, e non perdiamo l’occasione di fotografarlo, nonostante l’umidità non renda la visione particolarmente limpida. Raggiungiamo quindi la vetta, dalla quale si gode di uno splendido panorama a 360 gradi, cercando di ignorare l’orrendo ripetitore passivo costruito a pochi passi dalla stessa.

Per la discesa, imbocchiamo il sentiero 631 che raggiunge il piano di Caramolo e poi imbocca la strada forestale proveniente dal piano di Scifarello, che ad un certo punto abbandoniamo per rituffarci nel vallone dell’andata, scendendo in libera, il ripido pendio laterale. Attraversiamo il portone e ripercorriamo a ritroso il percorso di salita, notando anche che la carcassa di cinghiale era sparita, forse spostata dagli animali che la stavano mangiando.

Sono luoghi davvero magnifici per chi, come noi, ama la natura selvaggia, nonostante l’uomo abbia fatto di tutto per intaccare la loro immensa bellezza.

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