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La cresta Ovest
La cresta Ovest

Serra delle Ciavole dalla cresta selvaggia

Parco Nazionale del Pollino, 13/09/2015

Abbiamo fatto centinaia di escursioni nel parco Nazionale del Pollino ed ogni volta è stata un’esperienza appagante, che ci ha fatto star bene ed ha nutrito la nostra anima. Escursioni, anche ripetute più volte, rimangono uniche perché fatte in condizioni meteo differenti, in stagioni differenti o perché ti hanno permesso di avvistare un animale o un fiore che non avevi visto la volta precedente. Ma ci sono escursioni che sono difficili da dimenticare, escursioni che lasciano il segno, escursioni che ti regalano sensazioni irripetibili. Sono quelle, che racchiudono il fascino della scoperta, degli ambienti selvaggi e misteriosi, della paura e della sorpresa. Da quando abbiamo intrapreso la nostra attività escursionistica in montagna, è stato sempre questo il nostro obiettivo, la scoperta di una natura selvaggia, aumentando di volta in volta la nostra esperienza e imparando a nostre spese, senza pretendere che tutto ci sia dovuto. E’ questo il caso della nostra ultima escursione su Serra delle Ciavole, vetta che abbiamo scalato decine di volte, ma che questa volta abbiamo voluto raggiungere risalendo la cresta ovest. Si tratta di una cresta ripida e rocciosa, che tante volte abbiamo ammirato dal Piano di Pollino, imponente e costellata da innumerevoli esemplari di Pino Loricato, aggrappati alle sue rocce come fossero i guardiani dei piani sottostanti.

Raggiungiamo Colle dell’Impiso di buon’ora, mentre albeggia sulla piana di Campotenese, e nonostante l’orario, sono già tante le macchine dirette alla festa della Madonna di Pollino. Raggiungiamo il piano Toscano che l’aria comincia a scaldarsi e in breve siamo al Piano di Pollino, dove un po’ titubanti ci immergiamo nel boschetto di faggi alla base della cresta che di qui, ci appare subito ripida ed imponente. Superiamo senza grosse difficoltà le prime rampe di terra e ghiaia, per ritrovarci circondati da splendidi Pini Loricati.

A questo punto la cresta diviene stretta e rocciosa, mentre i salti diventano più impegnativi ed esposti. Ogni volta che ci troviamo davanti ad un salto, sappiamo di poterlo superare arrampicandoci, ma non vedendo oltre, non sappiamo se saremo in grado di superare il successivo. Ci troviamo in un ambiente selvaggio ed imponente e basta volgere lo sguardo per ammirare i Piani di Pollino dall’alto, nonché le vette che li circondano, incorniciati nei rami di splendidi Pini Loricati. Proseguiamo, con passaggi sempre più difficoltosi, consapevoli del fatto che, in caso ci trovassimo di fronte ad un punto per noi insuperabile, dovremo per forza tornare indietro, cosa non facile, perché un conto è arrampicarsi in salita, un altro è farlo in discesa.

Proseguiamo fino a sbucare su uno sperone, prima di una selletta. Ormai è fatta, dietro l’ultima rampa, vediamo la vetta. E’ così che una cima che abbiamo raggiunto decine di volte, assume un aspetto differente, diventa unica, speciale, irripetibile. E’ così che ci piace vivere la montagna, intensamente, contando solo sulle nostre forze, capacità e conoscenze, facendo fronte alle nostre paure ed insicurezze e gustandoci ogni angolo della sua selvaggia bellezza. In vetta ci lasciamo coccolare per un po’ dal silenzio e dalla leggera brezza, prima di riprendere a camminare lungo il crinale che dalla vetta meridionale, attraversa la vetta maggiore e raggiunge a nord la Piana del Pollino. Scendiamo i piani, sotto un sole caldo, prima di immergerci nuovamente nel bosco per tornare al punto di partenza. Un’uscita che rimarrà per sempre nei nostri cuori e nella nostra mente.

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