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L'erta finale
L'erta finale

Camminando verso l’infinito

Parco Nazionale del Pollino, 14/06/2015

Ci sono vie, che più di altre, conservano, come racchiusi in uno scrigno, innumerevoli ricordi. Ogni volta che le ripercorri, è come se aprissi lo scrigno e cominciassi a riviverli ad uno ad uno. La “Via dell’Infinito” è per noi una delle vie più care, una via dura e faticosa, che all’inizio della nostra attività escursionistica, si è fatta desiderare costringendoci a due rinunce, ma che poi si è lasciata conquistare più volte, regalandoci ogni volta emozioni uniche. Si tratta di una via estremamente bella, panoramica e suggestiva, che percorre per intero il lungo e maestoso crinale, che dal Colle della Scala nei pressi di Civita, raggiunge la vetta di Serra Dolcedorme, passando per la misteriosa Manfriana. La cresta sovrasta a Sud-Ovest la piana di Castrovillari mentre a Nord-Est la valle del Raganello con le sue imponenti Timpe. Anche la vegetazione è molto differente sui due versanti. A Sud-Ovest, partendo dal Colle della Scala, estesi e dolci pascoli dalla vegetazione prettamente mediterranea, che si trasformano, man mano che si procede verso il Dolcedorme, in ripidi costoni rocciosi abitati da innumerevoli esemplari di Pino Loricato. A Nord-Est invece, il bosco della Fagosa, una delle più belle ed estese faggete del Pollino. Si tratta di una via di cresta, completamente scoperta, e ovviamente senza possibilità di rifornirsi d’acqua. Per questi motivi, una delle maggiori insidie, è rappresentata dal caldo ed è proprio il caldo umido, previsto in questa giornata, ad impensierirci non poco, ma pensiamo che sia meglio farla ora che in piena estate. Per questo motivo, partiamo all’alba e anziché partire dal Colle della Scala, partiamo dal vicino Colle Marcione, che offre un più comodo parcheggio per l’auto.

Ci dirigiamo prima verso la strada forestale che attraversa la Fagosa, per poi impegnare il sentiero che conduce al Passo del Principe. Ad un certo punto lo abbandoniamo ed imbocchiamo un’antica mulattiera in direzione sud, che ci condurrà in cresta. Di qui in poi, proseguiremo sul filo della cresta in direzione Nord-Ovest, scrutando la meta che ci apparirà man mano sempre più irraggiungibile. In cresta, la piacevole sorpresa è il forte vento di maestrale, che insieme alla sottile velatura che copre il sole, ci permetteranno di salire senza soffrire il caldo, anzi, al contrario, saremo costretti a coprirci. Può sembrare strano, ma è proprio in queste condizioni, che entri in contatto con la tua anima. Il vento ti isola, e ti sembra di ascoltare solo il respiro della montagna. Superiamo la Timpa del Principe per poi scendere all’omonimo passo e risalire Costa la Verna, dalla quale scendiamo al Passo Marcellino Serra prima di salire alla vetta della Manfriana Orientale sempre affascinante e misteriosa.

Durante la salita, i profumi, la vegetazione e le stesse rocce cambiano. Si passa da un’aromatica vegetazione mediterranea che cresce tra rocce levigate dagli elementi ad un aspetto tipicamente montano con minuscoli e coloratissimi fiorellini che crescono tra le taglienti rocce calcaree scheggiate dal gelo. Scendiamo nell’Afforcata, una profonda insellatura che divide le due vette della Manfriana e risaliamo la ripida spalla che ci condurrà nuovamente in cresta, prima di raggiungere la vetta Occidentale della Manfriana. Qui la cresta diviene rocciosa ed affilata, offrendo numerosi passaggi su facili roccette. Ma di fronte a noi si staglia imponente la sagoma del Dolcedorme con la sua vetta ancora alta e lontana mentre noi dobbiamo proseguire in discesa fino al Passo del Vascello.

Dai verdi prati del Passo del Vascello incomincia l’ultima rampa, che ci condurrà in vetta. A sinistra il ripido versante meridionale del Dolcedorme, mentre a destra gli estesi pascoli d’alta quota. Durante la salita, tre grifoni perlustrano la zona, volando senza quasi muovere le ali, nonostante il forte vento. In vetta, ci ripariamo dal vento, poco più in basso, e ci rifocilliamo, ammirando i grifoni che passano ancora una volta sulle nostre teste, prima di intraprendere l’interminabile discesa.

Scendiamo al passo di Valle Piana per poi imboccare il sentiero che ci condurrà al Varco del Pollino. Di qui scendiamo al piano di Acquafredda prima e al Piano di Fossa poi, dal quale imbocchiamo il sentiero che conduce alle Sorgenti del Vascello. Dopo esserci rinfrescati, scendiamo costeggiando il Canale del Vascello fino alla strada forestale della Fagosa. Raggiungiamo in lieve salita la Fontana del Principe e la Fonte della Timpa di Ratto per poi raggiungere nuovamente in discesa l’auto a Colle Marcione. Un’altra fantastica giornata, su una delle più belle ed affascinanti vie di cresta dell’intero Parco Nazionale del Pollino.

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