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Serra Dolcedorme
Serra Dolcedorme

Sua maestà Serra Dolcedorme

Parco Nazionale del Pollino, 29/03/2015

Raggiungere in inverno la vetta di Serra Dolcedorme, per chiunque frequenti il Parco Nazionale del Pollino, ha sempre avuto il sapore dell’impresa. Forse perché tutti i versanti della montagna presentano difficoltà e pericoli da affrontare, forse perché è molto faticosa in quanto la più distante da tutti i punti di accesso o semplicemente perché è la vetta più alta del massiccio. Fatto sta che quest’anno si è fatta desiderate più del solito. Le abbondanti nevicate di quest’inverno infatti, hanno portato il pericolo valanghe a livelli che raramente si riscontrano dalle nostre parti, e Serra Dolcedorme ha una conformazione e pendenze tali da renderla più rischiosa delle altre vette del Pollino. Abbiamo quindi rimandato più volte l’ascesa, in attesa che la neve si stabilizzasse. Domenica scorsa le condizioni erano perfette, ma non il meteo che ci ha fatto desistere ancora una volta. Durante la settimana invece, temperature elevate e pioggia anche a quote alte hanno contribuito ad aumentare nuovamente il grado di pericolo. Nonostante il bollettino del Meteomont riportasse ancora un moderato pericolo 2, la nostra percezione era diversa. La pioggia infatti, associata a temperature elevate, appesantisce notevolmente il manto nevoso e ne riduce la coesione con il suolo. Poi sabato l’amico Pasquale Larocca ci informa che la situazione stava cambiando in quanto, nevicava sopra i 1700 metri e il vento era più freddo. Confortati dalla notizia e dalle ottime previsioni meteo decidiamo di partire, con il proposito di cambiare meta nel caso avessimo valutato condizioni poco sicure. I nostri compagni d’avventura sono Nunzio e Umberto, ed anche loro concordano con il nostro pensiero.

Decidiamo di dirigerci verso i Piani di Pollino, sia per evitare l’esposto versante sud-est di Monte Pollino, e sia per avere alternative, in caso di rinuncia al Dolcedorme. La prima parte del percorso è tutta ghiacciata e si avanza con passo rumoroso oltre che scomodo. Più avanti la situazione migliora e raggiungiamo rapidamente Piano Toscano dove incontriamo un altro scialpinista, anche lui diretto su Serra Dolcedorme ma da un’altra via. Il sole picchia forte e sappiamo che renderà la salita ancor più faticosa. Traversiamo i Piani, splendidamente oltre che abbondantemente innevati fino a raggiungere il Canale di Malevento. Alla Sella Dolcedorme non vediamo cornici e quindi la raggiungiamo risalendo il canale, prima nel bosco e poi fuori, su neve ripida e ghiacciata, prestando molta attenzione.

Alla sella la situazione non cambia, la neve presenta una crosta portante, su uno strato di neve compatta. Decidiamo quindi che è più sicuro ed agevole, proseguire sci a spalla con i ramponi ai piedi.

E così raggiungiamo la tanto desiderata vetta, completamente innevata, tanto da non riuscire a vedere alcuna traccia dell’omino di sassi che ne identifica il punto. La vetta che solitamente è piuttosto stretta è divenuta larga, dandoci la percezione che sotto di noi ci fosse il vuoto. Dopo un po’ ci raggiunge lo scialpinista incontrato a piano Toscano, scalando la spalla NE, che sarà invece teatro della nostra discesa. La prima parte della discesa si svolge su ghiaccio, e la superiamo facendo un paio di traversi, fino a raggiungere una zona più sicura, dove la neve presenta una crosta discontinua e non portante. Ci cimentiamo quindi in alcune acrobazie fino a raggiungere la cresta nord.

Ricompattato il gruppo scendiamo lungo la cresta fino a raggiungere il Varco del Pollino dal quale, attraversato il fitto bosco, usciamo nuovamente allo scoperto sui Piani di Pollino. Attraversiamo i Piani, tenendoci isolivello per non dover riattaccare le pelli di foca, e aiutandoci con il passo spinta, fino a raggiungere il Piano Toscano. La discesa nel bosco, si conclude ai Piani di Vacquarro su un’ottima e scorrevole neve trasformata al punto giusto. Qui siamo costretti a mettere le pelli per risalire al Colle dell’Impiso, soddisfatti per “l’impresa” appena compiuta.

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