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Il lato oscuro del Dolcedorme

Parco Nazionale del Pollino, 03/08/2014

Questa volta abbiamo compiuto un’escursione che non facevamo da molti anni. Si tratta della salita al Dolcedorme dal grandioso crestone dei loricati. Un’uscita molto impegnativa sia dal punto di vista fisico che tecnico con i suoi oltre 1600 metri di dislivello. Partiti di buon’ora da Valle Piana, nei pressi dell’autostrada, la Serra Dolcedorme si stagliava difronte a noi mostrando tutta la sua immensità. La valle che inizialmente si presenta con pendii dolci e ricoperta da un bosco di pino nero e faggio, man mano che si avvicina alla vetta diviene ripida e rocciosa, costellata da un gran numero di pini loricati. Sono ancora evidenti i segni dell’incendio che due anni fa ha devastato la zona. Dopo un po’ di cammino comincia a piovigginare, ma pensiamo che sarà solo un episodio isolato e vediamo infatti, dopo poco, riapparire il sole, che con i suoi caldi raggi asciuga velocemente gli indumenti che portiamo addosso. Raggiungiamo quindi il Timpone Dolcetti, lungo il crestone, che segna l’inizio del tratto di cresta. Il crestone sempre più ripido offre continui passaggi su roccia divertenti ma da non sottovalutare vista l’esposizione e a causa degli aghi di pino che ricoprono il percorso rendendo l’appoggio dello scarpone, spesso precario. Continuiamo ad avanzare, aggirando i passaggi più difficili sulla destra quando, il cielo si copre e ricomincia a piovere. Non desistiamo, fiduciosi del fatto che smetterà presto. Arriviamo quindi al punto in cui bisogna abbandonare la cresta per impegnare il ripido canalone che ci porterà fino in vetta. Raggiungiamo il canalone mentre splende nuovamente il sole ed imponenti pareti rocciose si illuminano davanti ai nostri occhi. Proseguiamo costeggiando il lungo ghiaione ed ammirando giganteschi esemplari di pino loricato che da giù apparivano solo come dei puntini. Scenari incredibili, così belli da togliere il fiato, nonostante di fiato ne avremmo avuto ancora bisogno, e anche tanto. Il canale infatti diventa sempre più ripido fino a raggiungere una strettoia in cui un tronco di pino loricato incastrato trattiene l’instabile ghiaione sovrastante. E’ il punto più delicato del percorso, dove un errore potrebbe essere fatale. Superiamo il salto facendo estrema attenzione a non far cadere neanche una pietruzza. Superato il salto, mancano ancora un centinaio di metri di dislivello dalla vetta, che raggiungiamo soddisfatti e pieni di gioia. Mangiamo velocemente qualcosa perchè un nuovo scroscio d’acqua ci sta per colpire. Lo vediamo avvicinarsi a noi velocemente e non possiamo fare altro che ripararci dal vento subito sotto la cresta in attesa che passi. Passata la pioggia, ripartiamo per la discesa, mentre torna a splendere il sole. Gli indumenti si asciugano quasi istantaneamente e proseguiamo con passo svelto per la cresta di Celsa Bianca. Dobbiamo abbandonare la cresta prima possibile perchè sono le ore più calde della giornata ed un nuovo peggioramento potrebbe portare con se, qualche fulmine. Come non detto, in lontananza sentiamo tuonare, ma per fortuna ci colpisce solo l’ennesimo breve scroscio d’acqua. Raggiungiamo quindi l’imbocco del bellissimo sentiero che con una lunghissima e continua discesa nel bosco ci riporterà fino a Valle Piana. Siamo esausti, ma ci voltiamo in dietro ed ammiriamo ciò che la natura è stata in grado di costruire, e che l’uomo sta cercando, in tutti i modi, di distruggere. Queste escursioni però ti danno la consapevolezza che la natura è, si fragile ma al tempo stesso estremamente potente e capace di adattarsi e trasformarsi. Sta a noi cercare di conservare intatta tanta bellezza.

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