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2007-08-15 06-21-39-00

Il Cevedale

Parco Nazionale dello Stelvio, 15/08/2007

La scorsa estate siamo tornati dal Parco Nazionale dello Stelvio con la promessa che prima o poi avremmo attraversato un ghiacciaio. Quest’anno ci siamo attrezzati e abbiamo realizzato questo desiderio, raggiungendo la vetta del Monte Cevedale (mt.3769). La nostra intenzione era quella di partire dall’albergo Ghiacciaio dei Forni (mt.2178), dove abbiamo pernottato per una settimana, raggiungere il rifugio Casati (mt.3254) e pernottare al rifugio, per poi, il giorno dopo, raggiungere la vetta del Cevedale e tornare all’albergo. Ma le previsioni, che prima davano 15 e 16 bel tempo, si trasformano in 15 sereno e 16 temporale! A questo punto il gestore dell’albergo, disponibilissimo, ci informa che altri due signori avevano prenotato la navetta che porta al rifugio Pizzini-Frattola (mt.2700) per le 4:30, e quindi se volevamo potevamo accodarci. Noi approfittiamo dell’occasione che ci avrebbe permesso di salire in un’unica giornata alla vetta, e il giorno dopo, alle 4:00 siamo giù per la colazione e pronti a partire. Partiamo alle 4:30 con la navetta insieme ai due signori che avevano deciso di fare il Gran Zebrù. Loro scendono subito dopo il Pizzini mentre noi proseguiamo fino alla base della teleferica del Casati (mt.2832). Sono le 5:10, è ancora buio e il cielo è stellato. Partiamo con le lampade frontali percorrendo il ripido sentiero che porta al rifugio Casati e mentre saliamo, comincia a spuntare il sole. Il Gran Zebrù diventa rosso e l’emozione è forte. Raggiunto il Casati, indossiamo l’attrezzatura, ci leghiamo in cordata e muoviamo i nostri primi passi su un ghiacciaio. Le nuvole coprono il cielo e cominciamo a pensare che le previsioni abbiano sbagliato tutto, ma continuiamo. Superiamo, senza difficoltà, la crepaccia terminale e affrontiamo l’ultimo tratto di 40 gradi che ci porta in cresta, mentre il sole comincia a farsi largo tra le nuvole. Alle 9:30 siamo la seconda cordata della giornata ad arrivare in vetta! La vista è grandiosa e l’emozione alle stelle. Due ragazzi stranieri, arrivati prima di noi ci scattano una foto in vetta, mentre altre cordate salgono. Sostiamo una ventina di minuti in vetta per poi cominciare a scendere, il sole è sempre più alto e non vogliamo che la neve si ammolli troppo, il pericolo dei crepacci è sempre in agguato. Alle 11:30 siamo di nuovo al Casati, dove smontiamo l’attrezzatura e torniamo all’albergo più che soddisfatti per la splendida giornata. È stato il nostro primo ghiacciaio, ma sicuramente non l’ultimo, stiamo già pensando a quale sarà il prossimo.

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