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Gole del Raganello
Gole del Raganello

Cinque Lupi nelle Gole del Raganello

Parco Nazionale del Pollino, 24/07/2016

Cos’è un’escursione in ambiente naturale, più o meno selvaggio? Per qualcuno si tratta di uno sport all’aria aperta, per qualcun’altro, di una sorta di scampagnata, o ancora, di una visita guidata in una specie di museo o giardino naturale, per altri invece di un modo per dar sfogo ai propri istinti primordiali, mentre per qualcuno serve a dimostrare le proprie capacità sfidando eventi o fenomeni naturali. Per noi non è mai stato nulla di tutto ciò. Per noi è un modo per conoscere la natura, esplorandola e vivendola, un modo per conoscere noi stessi e i nostri limiti, un modo per sognare ad occhi aperti. Per questo, ogni nostra escursione è prima desiderata, poi meticolosamente preparata, studiando le carte topografiche, le relazioni di chi c’è già stato, compiendo sopralluoghi e informandoci per quanto possibile sulle attuali condizioni, ed infine praticata con il massimo rispetto per gli ambienti attraversati, cercando di non lasciare traccia del nostro passaggio. Questa è la nostra visione di questo straordinario mondo! E’ per questo motivo, che un’escursione come quella di cui ci accingiamo a parlare, praticata in un modo o nell’altro, anche da gruppi rumorosi di gente “attrezzata” con costume da bagno e ciabatte, abbia richiesto un così lungo tempo per poter essere realizzata. Sono anni che sogniamo di percorrere le gole basse del Raganello, ma abbiamo rinviato più volte, forse perché non ci sentivamo sufficientemente preparati e sicuri di ciò che avremmo dovuto affrontare. Si, perché le gole del Raganello, sono tra gli ambienti più selvaggi del Pollino, e come tutti gli ambienti selvaggi, possono presentare difficoltà improvvise ed inaspettate, superabili, forse, solo con l’esperienza, la conoscenza ed un pizzico di fortuna. A vivere questa fantastica avventura, siamo in cinque, oltre a noi due, Maurizio, Indio e Umberto, tutti soci fondatori della neonata associazione “Gruppo Lupi San Severino Lucano” che ha preso vita pochi giorni prima dell’escursione. Ci incontriamo a Civita, per poi salire con l’auto in località Colle la Ciuca. Di qui scendiamo al diroccato Ponte d’Ilice, lo attraversiamo ed imbocchiamo una labile traccia che scende al greto del Raganello. Prima di cominciare a scendere però, risaliamo la stretta Forra d’Ilice, fino al punto in cui le gole si aprono. Le gole basse, partono di qui e proseguono per circa quattro chilometri e mezzo fino a sbucare sotto il Ponte del Diavolo a Civita.

Partiamo quindi per la nostra discesa, che per circa metà del percorso non presenta particolari difficoltà. Tratti più stretti ed ombreggiati si alternano a tratti più aperti ed assolati. Scendiamo, con una progressione tranquilla, gustandoci ogni scorcio e vivendo intensamente ogni attimo. In un tratto più stretto, proprio davanti a noi una pietra cade fragorosamente dalle ripide pareti, facendoci ricordare, semmai ce ne fossimo dimenticati, di essere in un ambiente pericoloso, in cui non è concesso abbassare la guardia.

Dopo questo primo tratto, raggiungiamo la Conca degli Oleandri, uno dei pochi punti dal quale è possibile abbandonare le gole e che segna anche il termine del tratto più tranquillo. Di lì a breve infatti raggiungiamo la Frana Ciclopica. Enormi massi, caduti nella notte dei tempi, rendono la progressione decisamente movimentata. Superiamo alcuni salti calandoci con la corda, altri infilandoci nei cunicoli formati dai macigni accatastati, altri saltando o lasciandoci scivolare. E’ questo l’ambiente selvaggio che speravamo di incontrare, un ambiente ostile ed affascinante, un ambiente da rispettare e mai sfidare, un ambiente grandioso ed austero, che ti fa provare emozioni indescrivibili. E’ come un padre severo e amorevole, che ti permette di giocare con lui, senza mai perdere di vista il rispetto.

Raggiungiamo più avanti un altro angolo di paradiso, dove l’acqua piove trasudando dalla roccia, formando concrezioni ricoperte da muschi e capelvenere. Manca poco al termine delle gole, ed incontriamo i soliti turisti indisciplinati che si affacciano nelle gole in costume da bagno e ciabatte, ignari dei pericoli a cui sono esposti nonché irrispettosi degli ambienti che stanno violando.

Occorre secondo noi una regolamentazione dell’accesso alle gole, se non altro per scongiurare incidenti derivanti dalla leggerezza con cui si affrontano ambienti simili. Una volta fuori dalle gole, facciamo una sosta per metterci a nostro agio, prima di ripartire sulla strada lastricata che con una ripida salita raggiunge l’abitato di Civita. Un’escursione grandiosa, che non ha tradito le aspettative di cinque amici, amanti della montagna, continuamente alla ricerca di ambienti selvaggi ed incontaminati, che purtroppo però, diventano sempre più rari.